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Felice FICHERELLI IL RIPOSO (San Gimignano, Siena 1603 - Florence 1660) Saint Sebastian

oil on canvas, 61 x 47.5 cm

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“Protetto sin dalla sua giovane età dal conte Alberto Bardi di Vernio, cavallerizzo maggiore e favorito del cardinale Carlo de’ Medici, nonché mecenate di artisti e collezionista, morto nel 1632. Questi fece studiare il Ficherelli presso Jacopo da Empoli, e gli fece copiare “per se tutte le opere di Andrea del Sarto che sono nel chiostro piccolo della chiesa dell’Annunziata”, un’esperienza questa, che si riflette anche nei dipinti tardi del Riposo, avendo studiato le opere di Andrea del Sarto e copiando celebri dipinti del Quattrocento e del Cinquecento. Compiuta la formazione artistica, entrato nell’Accademia nel 1630, il Ficherelli s’orientò verso la pittura naturalistica, sensuale e sfumata del Furini, partecipando da protagonista a quel ‘clima morbido’, inserendo nei suoi dipinti una pittura languida, intrisa di sottile perversione e di inquietante poeticità che caratterizza certa pittura fiorentina a partire dal 1620. Insieme ad altri pittori, offre nei suoi lavori artistici, spesso destinati ad amatori e collezionisti privati, interpretazioni della storia antica, sacra o della mitologia in una chiave naturalistica venata di una sottile sensualità, accentuata dall’uso di una materia pittorica tenera e sfumata, esaltata negli effetti serici dei panneggi e da una certa ambiguità nel trattamento dei soggetti. Queste opere sono costituite con uno schema semplificato, da composizioni scalene e la falcata larga dei gesti dimostrano la sua frequentazione del Furini e di Cecco Bravo che filtra Andrea del Sarto attraverso l’Empoli e che rappresenta un’altra variante del purismo affermatosi a Firenze, soprattutto con Lorenzo Lippi, nei decenni centrali del secolo. In particolare, ama rappresentare episodi, certamente molto apprezzati da una certa committenza fiorentina, in cui si consuma violenza o è stato sparso del sangue, pur se addolciti dalla mancanza di brutalità e da un senso di pietà per le vittime”(Mina Gregori, 1986).

“Nato a San Gimignano nell’agosto del 1603, secondo di sette figli, il Ficherelli, che doveva il suo curioso soprannome alla propria indole particolarmente placida, era senz’altro un personaggio bizzarro: Filippo Baldinucci, suo biografo e grande estimatore, narra con dovizia di particolari dei suoi proverbiali ed interminabili silenzi e dell’assoluta sciatteria che caratterizzava la sua persona. Di famiglia nobile e agiata, il Riposo si trasferì a Firenze in giovanissima età senza alcuna sussistenza finanziaria, forse scontrandosi con il divieto impostogli dai genitori di intraprendere la carriera artistica. Nel capoluogo mediceo poté godere del sostegno economico e della protezione di Alberto de’ Bardi, suo primo e più importante mecenate. Questi, che ricopriva la carica di cavallerizzo maggiore del cardinal Carlo de’ Medici, lo introdusse nell’avviata bottega di Jacopo da Empoli (1551-1640), di cui divenne uno dei migliori allievi, presumibilmente alla fine del secondo decennio del secolo. La sua prima formazione fu improntata sulle copie dei maestri del primo Cinquecento fiorentino, in particolare di Andrea del Sarto, del quale il giovane Felice copiò gli affreschi nel Chiostro dell’Annunziata, come già aveva fatto in gioventù anche il suo maestro Empoli. Trascorso il periodo del primo apprendistato, il Ficherelli divenne pittore di casa Bardi, andando ad abitare in Oltrarno nel palazzo di famiglia in cui si riuniva quella Camerata de’ Bardi da cui non molti anni prima aveva avuto origine il melodramma. Egli seppe a tal punto procacciarsi la simpatia del conte Alberto che questi dispose nel proprio testamento che Felice potesse godere dell’uso del palazzo di famiglia e del vitto a spese dei suoi eredi in cambio del proprio lavoro come artista. Iscrittosi all’Accademia del Disegno nel 1630, alla vigilia della terribile epidemia di peste che decimò la popolazione di Firenze, il Riposo passò al servizio di Carlo de’ Bardi nel 1632, alla scomparsa del conte Alberto. Il conte Carlo era, come del resto il fratello Alberto, un mecenate di livello: taciuto dal Baldinucci, il suo rapporto col Ficherelli fu invece assai prolifico e portò durante gli anni Quaranta, oltre che alla realizzazione di tele destinate alle pareti di palazzo d’Oltrarno, anche di pale d’altare, anch’esse purtroppo non pervenuteci. Il Ficherelli rimase strettamente legato alla famiglia Bardi per un lungo periodo di tempo, finché, non sappiamo quando a causa dell’assoluto silenzio dei documenti al riguardo, decise di rendersi indipendente per far fronte alle commissioni che incominciavano a giungere da importanti personaggi della corte granducale e da nobili famiglie fiorentine. Non è un caso che anche le sue rare pale d’altare per le chiese del capoluogo mediceo risalgono tutte agli anni Cinquanta: evidentemente il rapporto esclusivo con i Bardi monopolizzava l’attività del Ficherelli, privandolo dell’opportunità di farsi notare da una committenza più vasta. All’ultimo decennio della vita del Riposo risalgono infatti la grande pala di Sant’Egidio, la copia della Visione di San Bernardo del Perugino, commissionatagli assieme ai due laterali raffiguranti un San Francesco e un Sant’Antonio da Ortensia Nasi Capponi per la cappella di famiglia in Santo Spirito, e La Vergine che appare a San Filippo Neri, per il coro dei conversi nella chiesa di S.Lorenzo alla Certosa del Galluzzo, come pure un Sant’Antonio da Padova, oggi perduto. Il Riposo morì il cinque di Marzo 1660 all’età di cinquantasette anni e fu sepolto, con grande concorso di gente, nella chiesa oggi distrutta di S. Maria Soprarno. Merita precisare che il Riposo, come del resto altri pittori fiorentini a lui contemporanei tra i quali in special modo Cesare Dandini (1596-1657), Cecco Bravo (1601-1661), Simone Pignoni (1611-1698) o lo stesso Francesco Furini (1603-1646), si dedicarono principalmente alla pittura da ‘stanza’, ovvero ad una produzione di solito di medio  o di piccolo formato, destinata ad una committenza privata, in genere costituita da famiglie aristocratiche che commissionavano dipinti per ornare le sale dei loro palazzi. Netta risulta la cesura nell’arte del Riposo tra le sue per altro poco numerose pale d’altare e i suoi quadri da ‘stanza’. Se infatti le prime risultano improntate a riprese di stilemi e di modelli neocinquecenteschi, e sono tese in particolare al recupero dell’esempio di Andrea del Sarto e all’assoluta osservanza ai dettami controriformistici, i secondi sono caratterizzati da accenti ambiguamente profani che ben rappresentano le caratteristiche di quel filone cosiddetto ‘morbido’ della pittura fiorentina, di cui il Ficherelli fu senza dubbio uno dei massimi esponenti. Tale filone rappresentò un importante corrente dell’arte fiorentina del Seicento e i suoi prodromi sono da rintracciare soprattutto nell’opera di Ludovico Cigoli (1559-1613) e di Cristofano Allori (1577-1621), quest’ultimo intimo del Ficherelli, il quale dovette certo apprendere dal più anziano collega il gusto per il vivace colorismo di ascendenza veneta e per stesure di colore larghe e sfumate. Ma il caposcuola della corrente fu indubbiamente Francesco Furini, coetaneo del Ficherelli e suo continuo ispiratore, specialmente durante gli anni Trenta, epoca delle realizzazioni delle numerose versioni della ‘Maddalena’ a mezza figura (conservate in collezioni private a Napoli, Zurigo e Firenze) o del Sacrificio di Isacco (Dublino, National Gallery of Art; Firenze, collezione privata; Londra, mercato antiquariale)” (Silvia Benassai, depliant, senza data).

“Le opere ricondotte dalla critica al primo catalogo del Ficherelli sono infatti quelle caratterizzate da una struttura compositiva semplificata e da una condotta pittorica chiara e brillante, mentre quelle estreme, alle quali appartiene il Rinaldo nella selva incantata (collezione privata), appaiono qualificate da schemi più complessi e da un’esecuzione estremamente libera e macchiata, per tocchi grassi e con intonazioni alla veneta” (F.Baldassari 2001).

Il Baldinucci ne ricorda un allievo, Francesco Barbieri, che al tempo in cui egli scriveva lavorava a Livorno.

Gli studiosi specialisti del Ficherelli sono: la prof. Mina Gregori e i suoi allievi Silvia Benassai e Filippo Gheri.

 

 

 

Bibl: F.Baldinucci, Notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua, Firenze 1681-1728, 6 voll.; ed. a cura di F.Ranalli, Firenze 1845-1847, 5 voll., IV, 1846, ed. anast. a cura di P.Barocchi, Firenze 1974-1975, III, pp. 563-574; L.Lanzi, Storia pittorica della Italia dal risorgimento delle Belle Arti fin presso al fine del XVIII secolo, Bassano 1796, nell’ed. a cura di M.Capucci, I, Firenze 1968, p. 171; M.Gregori, Mostra dei tesori segreti delle case fiorentine, Firenze 1960, p. 43, n. 92;  Idem, Felice Riposo, in «Comma», IV, 3, 1968, pp. 23-28; G.Cantelli, Precisazioni sulla pittura fiorentina del Seicento: i furiniani, in «Antichità Viva», X, 1971, 4, pp. 3-16; McCorquodale, Painting in Florence 1600-1700, catalogo della mostra (Londra-Cambridge), Londra 1979, pp. 67-69; C.Chiarelli-G.Leocini, La Certosa del Galluzzo a Firenze, Milano 1982, pp. 36-37; G.Cantelli, Repertorio della pittura fiorentina del Seicento, Fiesole 1983, pp. 78-79, tavv. 328-346; ); R.Spinelli, Vicende secentesche della ‘Visione di San Bernardo’ del Perugino: una pala del Boschi e la copia del Ficherelli, in «Paragone», XXXVI, 425, 1985, pp. 76-85; P.Bigongiari, Altri aspetti eroici del Seicento fiorentino, in «Paradigma», 7, 1986, pp. 71-93; M.Gregori, in Il Seicento Fiorentino. Arte a Firenze da Ferdinando I a Cosimo III, catalogo della mostra, 3 voll., Firenze 1986, I, Pittura, pp. 382-388;  III, Biografie, pp. 87-88; W.Balzano, voce Ficherelli, Felice, , in La Pittura in Italia. Il Seicento, a cura di M.Gregori e E.Schleier, II, Milano 1989, p.739;  P.Donati, Un inedito del Ficherelli, in «Arte Cristiana», 720, 1990, pp. 351-354; F.Baldassari, Postille a Felice Ficherelli e a Orazio Fidani, singolari interpreti della ‘favola barocca fiorentina’, in «Paradigma», 10, 1992, 121-127; S.Casciu, Il Museo della Basilica di S. Maria  delle Grazie. Guida e itinerario nelle chiese di San Giovanni Valdarno, Montepulciano, 1993, pp. 98-100; ibidem, Inediti del Seicento fiorentino in Arezzo,in «Paragone», 529-531-533, 1994, p. 261; R.Contini, in Arte sacra nella Versilia medicea. Il culto e gli arredi, catalogo della mostra (Serravezza) a cura di C.Baracchini e S.Russo, Firenze 1995, pp. 69-79, tav. XIV; S.Bellesi, in Collezione Gianfranco Luzzetti, Firenze 1999, pp. 59.62; F.Baldassari, in La collezione Feroni. Dalle Province Unite agli Uffizi a cura di C.Caneva, Firenze 1998, p. 87; S.Benassai, Felice Ficherelli, pittore del Seicento fiorentino, tesi di laurea, Università degli Studi di Firenze, a.a. 1998-1999; F.Baldassari, in L’arme e gli amori. La poesia di Ariosto, Tasso e Guarini nell’arte fiorentina del Seicento, Livorno 2001, pp. 194, 196-197; F.Gheri, Un enigma internazionale risolto, in «Paragone», 37-38 (615-617), 2001, pp. 127-131; R.Maffei, La pittura da stanza, in Storia delle arti in Toscana. Il Seicento, Firenze 2001, pp. 75-77.

 

 

 

 

 

INDICE TOPOGRAFICO DELLE PRINCIPALI OPERE:

Arezzo, Palazzo Vescovile, Santa Dorotea.

Auckland City Art Gallery, P.A.Tomory, Antioco e Stratonice.

Budapest, Museo di Belle Arti, Tarquinio e Lucrezia.

Chambéry, Musée des Beaux-Arts, Giona.

Chambéry, Musée des Beaux-Arts, San Sebastiano.

Chicago, The Art Institute, Giuditta e Oleoferne.

Coffs Harbour (Australia), Collezione privata, Sacrificio d’Isacco.

Digione, Musée Magnin, Martirio di Sant’Agata.

Dortmund, Collezione Cremer, Allegoria della Poesia.

Dublino, National Gallery of Art; Sacrificio di Isacco.

Dublino, National Gallery of Art; Maddalena.

Dublino, National Gallery of Art, Loth e le figlie.

Ferrara, Collezione Fergnani, Santa Prassede.

Firenze, Collezione Giovanni Pratesi, Adamo ed Eva.

Firenze, Collezione Luzzetti, Giona salvato dalla balena.

Firenze, Collezione Luzzetti, Tarquino e Lucrezia.

Firenze, Collezione Bigongiari, Allegoria della Pazienza; Omfale;  Santa Caterina.

Firenze, Collezione privata, David con la testa di Golia.

Firenze, Coll. Privata, Giulia che riceve la veste insanguinata di Pompeo.

Firenze, Collezione privata, Lucrezia.

Firenze, Collezione privata, Martirio di Sant’Agata.

Firenze, Collezione privata, Santa Cecilia.

Firenze, Collezione privata, Sacrificio di Isacco.

Firenze, Chiesa di Sant’Egidio, La Madonna che offre il Bambino a Sant’Antonio con i Santi Francesco e Nicola.

Firenze, Chiesa di Santo Spirito, cappella Nasi, Visione di San Bernardo (copia dal Perugino), San Francesco, Sant’Antonio da Padova. 1655-56.

Firenze, Galleria degli Uffizi, Collezione Feroni, Ritratto di fanciulla.

Firenze, Gallerie fiorentine, Depositi, Giuditta e Oleoferne.

Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Giuseppe legato dai fratelli (dono di Gerhard Ewald).

Firenze, Palazzo Pitti, Depositi, Giaele e Sisara.

Già Firenze, Vendita Pacini, p. 55, n. 387, Cacciata dal paradiso terrestre.

Già Firenze, Sotheby’s, 12 Maggio 1975, Martirio di Sant’Agata.

Galluzzo (Firenze), Certosa, La Vergine che appare a San Filippo Neri, 1657-59.

Genova, Collezione privata, Giulia sviene alla vista delle vesti insanguinate di Pompeo.

Levane (Arezzo), Collezione Masoni, Allegoria della Fede.

Livorno, Chiesa di San Giovanni Battista, Santa Cecilia in gloria, 1655.

Londra, Mercato antiquario, Sacrificio di Isacco.

Già Londra, Sotheby’s, 3 luglio 1997, lot. 146, Santa Cecilia.

Già Milano, Finarte, 3 Novembre 1982, San Giovanni Battista che si appresta al martirio.

Montecarlo (Principato di Monaco), Gallerie Rosa, Martirio di San Giovanni Battista.

New York, Pandora Old Masters, Ritratto di giovane.

Palermo, Collezione privata, Betsabea al bagno.

Pistoia, Museo Clemente Rospigliosi, Loth e le figlie,e Betsabea.

Roma, Accademia di San Luca, Tarquino e Lucrezia.

Roma, Collezione privata, Cacciata di Adamo ed Eva.

Sarasota, Museo d’Arte,  Salomé.

Stazzema (Lucca), chiesa di Santa Maria Assunta, Vergine Assunta in cielo dalla Trinità e Santi, 1655 ca.

Tivoli, Villa d’Este, Tarquinio e Lucrezia.

Viano (Massa Carrara), Pieve, Madonna del Rosario.

Vienna, Kunstistorisches Museum, Maddalena.

Ubicazione ignota, Adorazione dei Magi.

Ubicazione ignota, Allegoria della Poesia.

Ubicazione ignota, Cacciata dal paradiso terrestre

Ubicazione ignota, Carlo e Ubaldo nel giardino di Armida, 1654-55.

Ubicazione ignota, David con la testa di Golia.

Ubicazione ignota, Ercole e Onfale.

Ubicazione ignota, Maddalena.

Ubicazione ignota, Rinaldo nella selva incantata, 1654.

Ubicazione ignota, Ritorno di Tobiolo.

Ubicazione ignota, Sofonisba in atto di bere il veleno.

Ubicazione ignota, già Londra, Clovis Whitfield, Ritratto di quattro fanciulli.

Ubicazione ignota, già Pandolfini Casa d’Aste Firenze, 8 Ottobre 2001, n. 594, Maria Maddalena.

Ubicazione ignota, già Sotheby’s New York, 1989, Tarquinio e Lucrezia.

Ubicazione ignota, già Zurigo, Galleria Meissner, Sansone e Dalila.